Trasfusioni da non vaccinati
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“No a trasfusioni da vaccinati Covid”
l’ospedale decide sull’intervento al posto dei genitori

La richiesta di trasfusioni da donatori non vaccinati contro il Covid “appare essenzialmente una scelta di coscienza religiosa […] che non può essere imposta al minore”.
Lo ha chiarito la Corte di cassazione, respingendo il ricorso dei genitori di un bambino di due anni affetto da una grave malformazione cardiaca

Hanno quindi rappresentato ai sanitari che prestavano il consenso alla trasfusione solo a condizione che il sangue provenisse da donatori non vaccinati contro il covid-19, attivandosi per raccogliere personalmente la disponibilità di donatori rispondenti a tale requisito.
La condizione era motivata per la pericolosità della proteina spike contenuta nel vaccino e per motivi religiosi, in quanto per produrre il vaccino sarebbero state utilizzate linee cellulari provenienti da feti abortiti.

L’azienda ospedaliera, dopo avere rappresentato ai genitori che non era possibile garantire che i donatori non avessero ricevuto simili vaccini, né aderire alla richiesta, proponeva ricorso al Giudice tutelare chiedendo di autorizzare con urgenza la prestazione del consenso.

La Prima sezione civile ha confermato che esprimere il consenso ad un trattamento sanitario ponendo una condizione non attuabile equivale a non esprimerlo.

Inoltre, per quanto concerne l’obiezione di coscienza religiosa, tirata in ballo per la possibilità che i vaccini abbiano attinto a linee cellulari provenienti da feti abortiti, la Corte ricorda che per la Chiesa tale possibile “cooperazione al male” è “remota”; e che lo stesso Papa Francesco ha invitato a vaccinarsi.

Non può poi parlarsi, come fanno i ricorrenti, di “identità religiosa del figlio”, non essendo essa ancora definita.
Pertanto

“non è accettabile che i genitori adottino decisioni per il minore in cui la loro fede religiosa sia assolutamente condizionante e prevalga in ogni caso sempre e comunque sugli altri interessi del minore”.

Infine, riguardo il principio di cautela, per la presunta pericolosità della proteina Spike, la Cassazione osserva che non vi è alcuna evidenza scientifica di quanto asserito.
E che comunque controllare se i donatori fossero stati vaccinati o meno non avrebbe garantito il figlio dalla trasmissione della proteina spike

“anzi probabilmente lo avrebbe ancora più esposto a questo rischio”.

Durante la pandemia, infatti, i «non vaccinati» erano in parte soggetti che rifiutavano il vaccino per convinzioni personali, ma anche persone che avevano già contratto la malattia e quindi portatori della proteina spike.

Fonte: NtPlusDiritto

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Trasfusioni da non vaccinati