Netanyahu è tornato al potere
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Israele:
sesto governo Netanyahu,
esecutivo più a destra della storia.
Prima volta di un
presidente gay alla Knesset

Benjamin Netanyahu è tornato al potere in Israele, per la sesta volta, alla guida di quello che è considerato il governo più estremista di sempre.

Dopo elezioni fortemente combattute, le quinte in tre anni e mezzo, e due mesi di serrati negoziati, l’esecutivo ha visto la luce con la partecipazione del Likud, dei partiti ultraortodossi Shas e United Torah Judaism e delle formazioni di estrema destra Sionismo Religioso e Otzma Yehudit, insieme al partito anti-Lgbt Noam.

A 73 anni Bibi, già leader più longevo nella storia del Paese, punta a salvarsi dalle accuse di corruzione, frode e abuso di potere ottenendo l’immunità o addirittura la cancellazione del processo.
Per farlo, ha bisogno degli alleati di governo, i quali –  consapevoli di essere cruciali – lo hanno fatto faticare non poco, avanzando richieste su richieste, con infiniti appetiti che Netanyahu ha dovuto soddisfare, senza al tempo stesso scontentare il suo stesso partito.

Netanyahu è tornato al potere
Un esempio di
“ingegneria politica”

Alla fine, con il tempo a disposizione agli sgoccioli, accordi sono stati firmati con tutti e ne è venuto fuori un raro e sofisticato esempio di «ingegneria politica»: un esecutivo di 31 ministri, con quattro casi di rotazione (Esteri-Energia e Interno-Finanze) e tre dicasteri con doppi ministri (Difesa, Istruzione e Welfare), insieme alla restaurazione del ministero degli Affari Strategici per trovare posto all’ex ambasciatore negli Usa, Ron Dermer. 

Per spianare la strada alla nuova coalizione è stata necessaria l’approvazione di una serie di modifiche legislative: una per permettere al ministro per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, di avere il controllo sul capo della polizia; un’altra affinché il leader dello Shas Aryeh Deri potesse diventare ministro nonostante l’accusa di evasione fiscale che all’inizio dell’anno gli è costata il seggio in Parlamento, dal quale si è dimesso nell’ambito di un patteggiamento con la procura.
E l’ultima per far sì che due ministri potessero servire nello stesso dicastero, venendo incontro al leader di Sionismo Religioso, Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze ma responsabile anche nel ministero della Difesa per gli «affari civili» in Cisgiordania.

Misure controverse e discriminatorie

Ancora prima di entrare in servizio, alcuni ministri hanno preannunciato una serie di misure controverse e discriminatorie che hanno costretto il leader del Likud a smentire e prendere le distanze, nel tentativo di rassicurare l’opinione pubblica in patria e gli alleati all’estero, a cominciare dagli Usa, contrari a qualsiasi espansione delle colonie nei Territori occupati palestinesi.
Tuttavia, nelle linee guida del governo presentate ieri alla Knesset, al primo punto c’è proprio l’espansione degli insediamenti «in tutta la terra d’Israele», compresa la Cisgiordania occupata.

La riforma giudiziaria

Il nuovo esecutivo ha inoltre promesso di «garantire la governance», promuovendo una riforma giudiziaria che dia la possibilità al Parlamento di ignorare le decisioni della Corte Suprema su norme ritenute incostituzionali, e di rafforzare l’identità ebraica, rispettando al contempo lo status quo religioso.

La lotta all’Iran e al programma nucleare

Quanto alla lotta contro l’Iran e il suo programma nucleare, lo stesso Netanyahu stamane in aula ha ribadito che resta il suo principale obiettivo, insieme all’ampliamento degli Accordi di Abramo ad altri Paesi arabi.

Ohana nuovo presidente Knesset, prima volta per una persona gay

Amir Ohana (Likud) sarà il nuovo presidente della Knesset.
La sua candidatura è stata sostenuta da 63 deputati su 120.
Cinque i voti contrari, ed una estensione.
Nato 46 anni fa a Beer Sheva (Negev), avvocato di professione, negli anni passati Ohana è stato ministro della giustizia e ministro della sicurezza interna.
È la prima volta che la carica di presidente della Knesset viene ricoperta da una persona omosessuale.
Benyamin Netanyahu si è molto impegnato per sostenere la sua candidatura, anche per lanciare un messaggio conciliatorio alla comunità lgbtq+ che teme ripercussioni negative con la costituzione del nuovo governo che è sostenuto da due partiti ortodossi e da tre liste nazionaliste di estrema destra, una delle quali di tendenza omofoba.

FONTE: LaStampa

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