Laboratorio di biosicurezza
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Pesaro
via libera al laboratorio
dove si manipolano i virus:
la protesta dei cittadini

Il Comune di Pesaro ha autorizzato la vendita di un terreno pubblico al fine di realizzare un laboratorio di biosicurezza curato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche Togo Rosati.
La struttura sarà di tipologia BSL3, ovvero “in grado di garantire sperimentazioni e manipolazioni, in vivo e in vitro, di agenti virali pericolosi per la salute animale e dell’uomo in condizioni di massima sicurezza e di contenimento biologico”, secondo quanto riportato sulla delibera comunale.
La decisione ha subito scatenato le preoccupazioni della cittadinanza, che non ha tardato a delineare similitudini con il laboratorio cinese di Wuhan di livello di sicurezza 4, un gradino in più rispetto a quello di Pesaro.

Nella delibera si legge anche come all’interno dell’area saranno realizzate

“stalle contumaciali per la stabulazione di grandi e piccoli animali in grado di garantire misure di bio-contenimento e bio-sicurezza nei confronti di agenti infettivi”.

Non è il solo laboratorio in Italia

Non si tratta del primo laboratorio di questo tipo in Italia: di fatto, ne esistono due che constano di un livello di sicurezza superiore (BSL4), l’Ospedale Luigi Sacco di Milano e l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.
Un elenco delle strutture BSL3 non è disponibile, ma è possibile affermare che ne esista un numero consistente sul territorio: solamente nel 2022 ne sono stati inaugurati almeno due, uno presso l’Ospedale di Circolo di Varese e uno all’interno dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Sul sito dell’Istituto, che si occupa di garantire “al sistema veterinario delle Regioni Umbria e Marche le prestazioni e la collaborazione tecnico-scientifica necessarie per l’espletamento delle funzioni in materia di igiene e sanità pubblica veterinaria”, si legge che

“La Direzione di questo Istituto ritiene che le attività tecnico-analitiche dei laboratori del Centro di Referenza Nazionale delle Pesti Suine (CEREP) richiedano un’attenta e severa gestione in Biosicurezza dell’area di contenimento in cui sono manipolati i virus della Peste Suina Africana e della Peste Suina Classica (BSL3 – Biosafety Level 3). L’obiettivo è quello di ridurre al minimo, o comunque ad un livello ritenuto accettabile, il rischio di rilascio accidentale o intenzionale di tali agenti biologici”.

L’assessore al Fare Riccardo Pozzi ha specificato che vi saranno «Zero rischi e zero esperimenti» all’interno del laboratorio, in quanto

«Il fatto che sarà un centro più innovativo non significa che all’interno verranno eseguiti esperimenti in laboratorio e manipolazioni genetiche.
Come spiegato anche dall’Istituto, le “stalle” che lo comporranno accoglieranno gli animali destinati alla macellazione che vengono interessati da patologie; qui verranno isolati dal resto del bestiame per garantire la corretta gestione sanitaria degli allevamenti, mettendo a disposizione strutture di stabulazione per gli accertamenti prima della reintroduzione dell’animale o per le verifiche sanitarie di capi sotto sequestro sanitario».

La cittadinanza, tuttavia, non è stata entusiasta della notizia in quanto “i laboratori di livello di biosicurezza 3 comportano rischi importanti riguardo a possibili fughe di agenti patogeni, così come quelli di livello 4, che però sono soggetti a normative più restrittive, tanto che ne esistono solo una cinquantina nel mondo, escludendo quelli protetti dal segreto militare”.
In particolare, la popolazione si dice preoccupata che “Pesaro stia per trasformarsi in un agglomerato di laboratori ai livelli più alti di biosicurezza, la Wuhan delle Marche”, avvisando che “i cittadini stanno presentando alle autorità un esposto” per chiedere che il laboratorio non venga realizzato.

Il Comitato contro la costruzione di un laboratorio sperimentale a Pesaro, nato proprio per dare il via alla protesta contro la realizzazione del laboratorio, ha comunicato che sta raccogliendo le firme per una petizione popolare da presentare al sindaco entro il 6 gennaio.

FONTE: lindipendente.online

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