Avevano ragione i ‘complottisti
Se ti piace l'articolo, condividilo

Avevano ragione i ‘complottisti’: «immunità naturale più efficace del vaccino»

Di Patrizia Floder Reitter – Mentre riparte la corsa all’hub, uno studio pubblicato sul «New England Journal of Medicine» evidenzia maggiore protezione nei non inoculati guariti (50,2%) rispetto a chi ha ricevuto due dosi. In seguito a tre dosi lo scudo alla malattia si ferma al 59,6%.

Pubblicato pochi giorni fa dalla rivista medica The New England Journal of Medicine (Nejm), uno studio condotto sulla popolazione del Qatar afferma che l’essersi ammalati di Covid, senza aver fatto il vaccino, protegge dall’infezione per il 50,2%, mentre l’immunità ibrida derivante da malattia precedente, cui sono seguite due dosi del vaccino di Pfizer, riduce del 51,7% il rischio di infezione.

Una differenza minima, impercettibile, che fa apparire ancora più inutile la decisione del nostro ministero della Salute e di Aifa di raccomandare la quarta dose anche ai guariti dal Sars-CoV-2. La corsa, ad aggiungere un secondo richiamo nelle cellule immunitarie delle popolazioni non a rischio, non trova supporto scientifico, semmai solleva molteplici perplessità (come poi vedremo), e lo studio in oggetto mostra che non serve insistere con i già contagiati.

«Qualsiasi forma di immunità precedente, indotta da precedente infezione o vaccinazione, è associata a una protezione forte e duratura contro il ricovero e la morte correlati al Covid-19», scrivono gli autori che sono affermati infettivologi, epidemiologi, patologi. Lo studio retrospettivo, condotto dal 23 dicembre 2021 al 21 febbraio 2022 sulla popolazione del Qatar colpita dalle sottovarianti Ba.1 e Ba.2 di Omicron, si è avvalso dei dati della piattaforma sanitaria nazionale. In quel periodo, 1,3 milioni di persone avevano ricevuto almeno due dosi di Pfizer, 341.438 di queste anche un richiamo.

Dall’osservazione sono stati esclusi i test di positività effettuati entro 14 giorni dopo una seconda dose, o 7 giorni dopo una terza dose di vaccino, così da poter verificare l’accumulo di immunità dopo la vaccinazione. E la reinfezione è stata documentata solo nei test molecolari effettuati almeno novanta giorni prima del tampone considerato nello studio. In questa popolazione giovane e diversificata, con solo il 9% degli abitanti che ha 50 anni e più, e l’89% che proviene da oltre 150 Paesi, l’efficacia dell’infezione precedente e dell’assenza di vaccinazione nel proteggere contro la reinfezione sintomatica da Ba.1 è risultata del 50,2%.

Nulla o del tuo trascurabile, invece, la protezione derivata da due dosi di Pfizer, senza aver avuto la malattia: oscillava da -16,4 a 5,4. Dopo l’infezione e la doppia dose di vaccino, l’efficacia dell’immunità ibrida risultava del 51,7%, quindi molto simile alla protezione acquisita con l’immunità naturale. Gli autori, addirittura ipotizzano che «questa protezione fosse originata dall’infezione precedente e non dalla vaccinazione».

Anche dopo tre dosi e nessuna infezione da Covid contratta nei due anni della pandemia, non si era protetti molto di più perché la percentuale si fermava al 59,6%. Lo studio, facendo riferimento a quanto pubblicato su Nature ai primi di giugno, dove sempre in riferimento alle analisi condotte in Qatar si affermava che la «protezione vaccinale aumenta dopo la vaccinazione di richiamo, ma in seguito diminuisce», conferma che «sei o più mesi dopo la seconda dose, i vaccini a mRna hanno un’efficacia trascurabile contro l’infezione da Omicron».

Quale fondamento scientifico c’è, dunque, nel voler vaccinare con quarte dosi i guariti, quando l’immunità protegge maggiormente la popolazione non fragile? Inoltre, un secondo richiamo di un vaccino contro la variante Wuhan, ormai estinta, può al massimo incrementare per poche settimane il livello di anticorpi anti Spike, scarsamente neutralizzanti la variante Omicron ora circolante. Come aveva scritto il biologo dell’Iss Maurizio Federico in un paper pubblicato a maggio sul Journal of Immunological Research, in tutti i casi andrebbe comunque considerato che in tutte le malattie respiratorie il migliore stimolo immunitario lo si può offrire a livello delle vie aeree con l’infezione naturale.

«La somministrazione sistemica di vaccini contro i virus respiratori spesso si associa a esiti insoddisfacenti. Ad esempio, l’efficacia dei vaccini antinfluenzali stagionali raramente supera il 50% della protezione», scriveva. Inoltre, dal momento che lo stimolo vaccinale viene generato nel muscolo, ricordava che il sistema immunitario polmonare comunica assai poco con quello periferico, perciò anche alti livelli di anticorpi anti Spike rilevabili nel sangue hanno scarso o nullo potere neutralizzante a livello delle vie respiratorie.

«E la già insufficiente immunità cellulare indotta da questi vaccini, rilevabile nel sangue, diventa irrintracciabile a livello dei polmoni dove invece sarebbe necessaria», dichiarava il biologo, auspicando nuovi vaccini, somministrati per via orale. Il ministero della Salute e l’agenzia regolatoria del farmaco hanno preferito premere l’acceleratore sulla quarta dose, inutile e forse anche dannosa. Non guardano in faccia a nessuno, ignorano perfino la protezione immunitaria dei guariti dal Covid.
La Verità

Fonte : La pekoranera

Seguici anche sui nostri Social

Telegram Sfero Odysee Odysee
Avevano ragione i ‘complottisti’:
Tag: